Italians Don't Drink Coffee

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UN'ALTRA DOMENICA SENZA L'INFUSO ACIDULO

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Ti abbraccerei anche con il covid

29 Novembre 2020

Ovviamente non è vero, ma… non è che sia impensabile, anzi, almeno per un momento è bello illudersi. Del resto cosa vi aspettate, da una newsletter che si chiama Italians don’t drink coffee, se non il contrario della realtà?

Io già immagino abbracci impossibili, come quello che vorrei dare al signor Joseph Grand; intendo, se fosse qui, o se almeno fosse un essere umano, e non invece un personaggio de La peste di Camus.

Questo signore sulla cinquantina, a prima vista, diresti che la vita non è stata proprio gentile con lui: lasciato dalla moglie, condannato a un lavoro frustrante, nessuna prospettiva. Anche fisicamente non è che sia tanto in forma, sempre a corto di energie, insomma ci sarebbero tutti gli ingredienti perché fosse depresso OPPURE arrabbiatissimo con il mondo. Invece lui, niente di tutto questo. Che sia felice non si può dire, certo, ma è resta un pezzo di pane altruista e carino con tutti. Il bello è che non lo fa per finta – sapete, come il vicino di casa che salutava sempre e a un certo punto si rivela un serial killer – no, nessuna ombra percepibile. Lui è proprio… buono.

C’è però un aspetto della sua personalità, se non da manicomio, almeno decisamente grottesco: il signor Grand è quello che si potrebbe definire un aspirante intellettuale; nel senso che non ha mai pubblicato nulla, ma da anni lavora a un romanzo di altissime ambizioni. Il problema è che sta fermo alla prima frase. Da anni. Continua a riscriverla, correggerla, limarla, e non gli sembra mai abbastanza perfetta. Insomma quello che tutti noi eravamo da adolescenti (e magari oltre) lui lo è in modo definitivo e apparentemente incurabile.

È ben oltre un comune malato di perfezionismo. Facile intravedere come sotto questa sua mania di scrivere bene – molto bene, troppo bene, impossibilmente troppo bene – si nasconda il desiderio opposto di afasia e isolamento dal mondo. Io invece vorrei proprio farci amicizia con uno così, uno che senza manco pensarci ti abbraccia davvero, anche se c’hai la peste o qualsiasi cosa; uno di quelli che insospettabilmente se la cavano sempre, e trovano persino il modo di essere felici. Alla fine l’eroe del libro è proprio lui, Joseph Grand: lo so perché Camus a un certo punto lo dice in modo esplicito, che è lui l’eroe, senza ironia.

Eroi buonisti. Anche La peste del resto è un cavolo di romanzo buonista, una vera e propria favola di natale (altro che Dickens! Altro che Zerocalcare!) a dispetto dell’argomento e delle mie attese. Chissà perché non l’avevo mai letto, e chissà perché – proprio non so spiegarmelo – mi è venuta voglia di farlo in questi giorni. Chissà. Ma una cosa è certa: quando uso il verbo “leggere”, intendo veramente “ascoltare su Storytel o Audible”.

Buona domenica.

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