Italians Don't Drink Coffee

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UN'ALTRA DOMENICA SENZA L'INFUSO ACIDULO

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Articolo Uno

1 Agosto 2021

Antonio Scurati, nei due volumi della sua monumentale biografiction su Mussolini, romanza non solo le storie più incredibili legate alla vicenda pubblica e privata di Mussolini; ma anche quelle dei suoi collaboratori, avversari, amanti, uscieri, parenti, molti dei quali oggi quasi ignoti. Per esempio se passeggiando per strada vediamo una via Turati, ovviamente pensiamo a Filippo Turati – lo storico leader del Partito Socialista che, quando il fascismo prese il potere, dovette scappare a Parigi per salvare la pelle. C’era però all’epoca anche un altro Turati, Augusto, che proprio in quel periodo fu uno degli uomini più potenti d’Italia; e che come segretario del Partito Nazionale Fascista dal 1926 al 1931, fu il principale artefice della trasformazione del fascismo da movimento antististema a regime totalitario.

Le camicie nere infatti – grazie alla cui violenza Mussolini era diventato il padrone del Paese – non servivano più, ora che la polizia era agli ordini del Duce stesso (lasciarle libere di agire sarebbe stato come darsi il manganello sui piedi). Dovevano dunque essere smantellate, integrandole nelle forze dell’ordine. E fu appunto Turati a occuparsi di questo insidioso processo, che venne attuato mettendo a punto un altro sistema per la gestione dei conflitti interni: la calunnia. Quando qualcuno doveva essere fatto fuori, si procedeva a inondarlo di fango attraverso delazioni, lettere anonime, campagne diffamatorie. E questo sistema Turati funzionò talmente bene che a un certo punto lui stesso rimase vittima di uno scandalo sessuale, orchestrato dall’implacabile rivale di partito Roberto Farinacci. Ovviamente non importava il fatto che fosse tutto inventato; bastò mettere in circolo qualche voce infamante perché il povero (?) Turati perdesse la faccia, venisse allontanato da tutti gli incarichi e alla fine internato con la forza in manicomio.

Del resto, l’idea di sbarazzarsi degli avversari attraverso la manganellata mediatica aveva radici antiche: ne troviamo tracce nella storia del nostro melodramma (Il Barbiere di Siviglia di Rossini) e risalgono indietro fino alle vicissitudini di Dante Alighieri, e ancora molto più indietro, almeno all’antica Roma. E lo stesso sistema nel dopoguerra è andato sempre più perfezionandosi: non a caso l’articolo Uno della nostra Costituizione, come tutti sanno, lo dice chiaramente: L’Italia è una Repubblica fondata sul livore.

Buona domenica.

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