Italians Don't Drink Coffee

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UN'ALTRA DOMENICA SENZA L'INFUSO ACIDULO

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Fotosintesi emotiva

15 Agosto 2021

Allora, mettiamo una bella sera di ferragosto postpandemico. Una festa sulla spiaggia, la musica reggae, le fiaccole accese, la luna piena che sorge dal mare. Persone di tutte le nazionalità che bevono e ballano, allegre e felici: tutti felici, tranne un islandese, che invece non si sente affatto a suo agio: questa gioia che riempie l’aria infatti, per lui è soffocante.  

Il cantautore islandese Svavar Knutur anni fa raccontò una storiella simile per autoironizzare sugli stereotipi legati alla sua nazionalità, ma anche per dare a noi non-nordici una chiave interpretativa per la famosa “cupezza” a cui tendiamo ad associare la gente di quelle latitudini. E la sua spiegazione è fantastica: l’islandese tipico, dice Knutur, non fugge dalla gioia perché è triste o freddo o depresso, come potrebbe sembrarci. Piuttosto, la sua personalità funziona come le piante: cioè, come le piante prendono l’anidride carbonica e rilasciano in cambio l’ossigeno, così l’islandese respira la tristezza intorno a lui, e in cambio rilascia gioia.  

Una specie di fotosintesi dunque – una fotosintesi emotiva – grazie alla quale l’islandese lascia un’atmosfera migliore di quella che incontra: generoso com’è, dà sempre più di quello che riceve. E come un’automobile ecologica, ha un’autonomia lunghissima: gli basta una piccola goccia di gioia per andare avanti ore, giorni, non ha bisogno di prenderla da fuori perché lui ne produce già in abbondanza. E allo stesso modo con la luce, gliene basta pochissima: per questo, nella nostra festa di ferragosto il povero islandese finisce per restare accecato, assordato, iperstimolato. 

E mi viene da pensare che il nostro stereotipo mediterraneo, così festaiolo e godereccio, sia anche in questo l’opposto del nordico: perché cerchiamo sempre i posti pieni di sole, di calore, risate, gioia caciara e danza? Chissà, magari tutta questa voglia di bella vita nasconde la paura del buio, del vuoto, del silenzio, della morte; magari cerca di rimuovere una certa paradossale inclinazione alla malinconia. Non c’è nulla di più triste, infatti, della felicità obbligatoria; quindi meno male che ci sono gli islandesi a riequilibrare un po’ le cose. Per il primo ferragosto postpandemico non potranno mancare. 

Buona domenica. 

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