Italians Don't Drink Coffee

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UN'ALTRA DOMENICA SENZA L'INFUSO ACIDULO

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La corazzata Kotiomkin è un film della madonna

22 Agosto 2021

Per molti anni, Fantozzi è stato il simbolo dell’italiano piccoloborghese ridicolo e umiliato: vittima fissa del mondo terreno (le élite degli uomini) come di quello divino (il fato). Rari sono i suoi momenti di riscatto – sempre pagati a caro prezzo – ma fra questi ce n’è almeno uno che ha cambiato la storia d’Italia: il discorso della Kotiomkin era fatto di sole 7 parole ma come ben sappiamo fu seguito da 92 minuti di applausi, e soprattutto da una lunga valanga sociale che alla fine travolse l’egemonia della cultura comunista e gramsciana in Italia. Non soltanto per la rivelazione che della lotta di classe degli “oppressi” contro “i padroni” non fregava niente a nessuno (tantomeno agli oppressi medesimi), ma anche per lo sberleffo supremo al mito olivettiamo dell’azienda madre, del padrone buono che si occupava della crescita etico-politico-cinematografica dei dipendenti (o almeno, che era convinto di farlo). L’urlo liberatorio contro la Kotiomkin era dunque super-politico: era il rifiuto tout court della narrazione marxista, in base alla quale Fantozzi sarebbe dovuto essere iscritto al PCI e alla CGIL nell’attesa di emanciparsi dalla sua condizione. Figuriamoci.

Come notò alcuni anni fa Michele Serra, quella scena è una sorta di nemesi in cui un oppresso (Fantozzi) si ribella a un oggetto percepito come oppressivo (il film) che a sua volta raccontava una ribellione contro un sistema oppressivo (quella del 1905 pre-rivoluzione bolscevica). Chiusura perfetta di un cerchio dunque, grazie alla quale si prende coscienza dell’avvenuto ribaltamento dei ruoli e si può iniziare una nuova epoca: e l’epoca è quella in cui siamo ancora oggi. Il popolo dei 92 minuti di applausi da allora si è riconosciuto di volta in volta in vari profeti dell’antintellettualismo e del politicamente scorretto, da Vasco Rossi, a Berlusconi, a Bossi, e dopo la tecnometamorfosi in leoni da tastiera è infine arrivato ai più alti posti di governo grazie a un ex comico. Non c’è dubbio che l’anticultura sia da un bel pezzo la cultura dominante, la quale peraltro ipocritamente continua dopo mezzo secolo a raffigurarsi come se fosse l’ultima sovversiva novità in circolazione.

Eh sì perché dal discorso della Kotemkin a oggi sono passati ormai 50 anni – esattamente quanti ne erano passati allora dall’originale di Eisenstein – e rivedendolo per l’ennesima volta, per la verità, si fa fatica a non pensare a quegli illustri successori a cui ha spianato la strada. Sarà pure ora di chiudere anche questo cerchio, no? Quando finalmente non ci sarà nemmeno più il sospetto di ungersi dell’antico snobismo per poter dichiarare senza astio, ma con tutto il cuore: FANTOZZI È UNA CAGATA PAZZESCA.

Buona domenica. 

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